Mafia (IT)

Narcotraffico a Venezia in mano alla ‘Ndrangheta jonico-reggina

Un'indagine della Guardia di Finanza coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia ha scoperto come la laguna venisse utilizzata dalla 'ndrangheta jonico-reggina come snodo per il traffico di cocaina. La cellula di narcos aveva alla testa un uomo capace, A.V., conosciuto alle forze dell'ordine, che era riuscito a costruire un business di import-export di frutta esotica con il quale coprire un ingente traffico di cocaina purissima che importava dal Centro e dal Sud America. Tanto oro bianco da inondare Veneto e Lombardia intere.

von Cecilia Anesi , Giulio Rubino

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La ‘Ndrangheta jonico-reggina usava anche Venezia come base per il traffico di cocaina dall’America Latina, facendo arrivare ingenti carichi di oro bianco e affidandosi poi ad una rete di distribuzione, sempre di matrice ‘ndranghetistica, in Veneto e Lombardia.

Lo ha scoperto un’indagine della Guardia di Finanza di Venezia, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, che ha tracciato sia l’articolazione criminale che la rete dello smercio.

Alla testa del distaccamento jonico nella laguna veneta c’era A.V., domiciliato a Marcon (VE), personaggio di rilievo legato alla ‘ndrangheta di Africo (RC) e che teneva le fila e i contatti sia con la Calabria che con il Sud America.

A.V., che ha vari precedenti di polizia tra cui associazione di tipo mafioso, estorsione, tentato omicidio e detenzione abusiva di armi, aveva costituito un’impresa di facciata in provincia di Venezia con la qualche importava container di frutta dall’America Centrale e Latina. Nascosta tra i carichi di banane, ananas, tapioca etc, però, si trovava cocaina purissima. Il container veniva scaricato a Venezia, portato in magazzini presi in locazione a Marghera e Meolo (VE) e da li – una volta tolta la merce di copertura – veniva suddiviso tra i rami del sodalizio. Venivano a prenderne una parte altri narcos calabresi di Milano e Monza Brianza e che la distribuivano poi in tutta la Lombardia.

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La cocaina nascosta in carichi di finta manioca

Tra luglio e novembre i finanzieri hanno potuto documentare significative importazioni di cocaina con un elevato grado di purezza, per un peso di circa 410 kg. Con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane è stato possibile procedere ad una ‘consegna controllata’ dei carichi, e arrivare così all’individuazione dei responsabili del traffico e della rete di distribuzione, una cosa abbastanza rara in questo tipo di operazioni. E così ieri è scattato il blitz nel magazzino di Meolo, dove sono stati colti in flagranza A.V. e altri tre sodali mentre scaricavano da un furgone 90 casse di falsi tuberi di manioca, fatti di plastica per nasconderci dentro piccoli panetti di cocaina, per un peso complessivo di quasi 100 kg.

Nel frattempo sono scattate altre perquisizioni sempre in Veneto e anche in Lombardia, che hanno permesso altri sequestri e arresti, tra cui due ristoratori albanesi che smerciavano cocaina all’interno del ristorante di cui erano titolari nel centro storico di Venezia. In totale sono nove gli arrestati, tra boss, gregari e ‘collaboratori esterni’.